Come Lavoro
PSICOTERAPIA PSICODINAMICA INTEGRATA
La psicoterapia psicodinamica prende forma all’interno della tradizione psicoanalitica, ne conserva la matrice centrale coniugandola con : per cambiare in modo stabile non basta aggiustare ciò che si vede, perché una parte della vita psichica non è immediatamente accessibile alla coscienza e tuttavia orienta emozioni, scelte, relazioni e sintomi.
In quest’ottica il sintomo non è un difetto da eliminare e neppure qualcosa da ricondurre a un passato mitologico: è un messaggio da decifrare, una soluzione psichica che in un certo momento della vita è stata necessaria per reggere, proteggersi, adattarsi, ma che oggi può essersi irrigidita e diventare costosa e limitante.
Il lavoro clinico si svolge collegando ciò che accade nel presente a ciò che lo sostiene, osservando nel qui e ora della relazione terapeutica i modi abituali di difendersi, adattarsi, chiedere, ritirarsi o controllare.
In questa osservazione continua, le ripetizioni diventano concepibili, pensabili e, passo dopo passo modulabili, fino a lasciare spazio a scelte sempre più libere e a legami più autentici.
Modello integrato significa un percorso costruito a strati, coerenti tra loro. Si fonda su una psicodinamica aggiornata e sostenuta dalla ricerca evidence based, e la arricchisce con strumenti operativi scelti in modo mirato. Il primo strato è l’individuazione copione di vita che lega episodi diversi. È una trama implicita fatta di aspettative su “come finirà”, ruoli interiorizzati e mosse ricorrenti che si riattivano soprattutto nelle relazioni importanti. Il secondo strato collega questo copione all’attaccamento, cioè alle prime esperienze di vicinanza e protezione che costruiscono i MOI (modelli operativi interni) di fiducia, sicurezza, autonomia. Anche quando non li pensiamo consapevolmente, questi modelli orientano il modo in cui leggiamo gli altri e reagiamo alle richieste esterne. Il terzo strato riguarda l’integrazione dell’esperienza emotiva: molte emozioni nascono come segnali corporei, immagini e impulsi, e solo dopo diventano parole. Quando questi livelli restano scollegati, si “sente troppo” o “si sente troppo poco”, ci si confonde, oppure si agisce senza capire. Integrare significa cucire insieme vissuti, significati e azioni, così l’esperienza diventa più continua, interpretabile e, infine, modificabile.
Dal sintomo al significato
- emozioni troppo forti,
- pensieri che si ripetono,
- scelte che sembrano costrizioni,
- relazioni che finiscono sempre nello stesso modo.
F.A.Q.
Come funziona il primo colloquio?
Il primo incontro serve a mettere a fuoco la tua richiesta, il contesto e ciò che sta accadendo oggi. Non è un “test” e non è un giudizio: è un colloquio di orientamento clinico. Alla fine decidiamo insieme se ha senso proseguire e con quale impostazione.
Quanto dura una seduta?
Di norma dai 50 ai 60 minuti.
Quanto dura un percorso?
Non si puà definire a priori in modo rigido. Alcune richieste si risolvono con un lavoro breve e focalizzato; altre richiedono più tempo. In genere facciamo verifiche periodiche per capire se il lavoro sta funzionando e in che direzione proseguire.
Devo raccontare tutta la mia vita?
No. La storia personale entra quando è utile a capire ciò che accade oggi. Si procede per gradi, senza forzature, seguendo ciò che serve davvero al percorso.
Sono minorenne e vorrei fare terapia
Questo è il posto giusto, però serve il consenso dei genitori o di chi esercita la tutela. In genere concordiamo anche un patto chiaro di riservatezza: lo spazio dell’adolescente viene tutelato, e con i genitori si condividono elementi generali utili al percorso, senza “raccontare la seduta” e mantenendo il massimo riserbo.
Come capiamo se la terapia sta funzionando?
Non solo “a sensazione”. Lo valutiamo in modo concreto: sintomi meno intrusivi, maggiore stabilità emotiva, scelte più libere, relazioni meno ripetitive, più continuità nella vita quotidiana. Periodicamente facciamo il punto per verificare direzione e utilità del lavoro.
Ogni quanto ci si vede?
La frequenza per una psicoterapia è di norma settimanale. Bisettimanale se lavoriamo per fornire sostegno psicologico. Si concorda in base al momento che attraversi, agli obiettivi e alla sostenibilità del percorso.
Cosa succede in seduta?
Niente di sconvolgente, lavoriamo su emozioni, pensieri, relazioni e situazioni concrete. A volte si chiarisce, a volte si ricostruisce un senso, a volte si lavora su un punto specifico che si ripete. L’obiettivo è trasformare ciò che pesa in comprensione e scelte più libere.
Online o in presenza: cosa cambia?
Entrambe le modalità possono funzionare bene. La differenza principale è nel contesto: privacy, spazio, stabilità della connessione. Se lavoriamo online, concordiamo un setting riservato e stabile, come in studio.
È meglio una psicoterapia cognitivo-comportamentale o psicodinamica?
Dipende dalla persona, dal problema, dal momento di vita e da ciò che serve davvero in quel contesto. In alcune situazioni un lavoro cognitivo-comportamentale può essere molto efficace; in altre può essere più indicato un approccio sistemico-relazionale; in altre ancora un lavoro psicodinamico. Più che di “metodi” rigidi, è più corretto parlare di cornici che guidano la comprensione e gli interventi. In questo senso il mio approccio integrato permette di usare prassi e tecniche utili al caso specifico, senza ideologie o preconcetti.