Corpo, emozioni e relazioni nelle adolescenze
INTRODUZIONE
Anche se a volte può sembrare così, l’adolescenza non è una malattia 😂 e, tanto meno, un difetto.
È una fase di trasformazione profonda, spesso difficile, nella quale cambia il corpo, cambia il modo di sentire, cambia il modo di pensare e cambia il modo di relazionarsi.
È un passaggio fondamentale in cui si prova ad affrontare una duplice sfida: conoscersi meglio e diventare più se stessi e, allo stesso tempo, proiettarsi nel mondo, per cercare un posto che faccia per noi.
Per questo l’essenza dell’adolescenza è contraddizione e sperimentazione, spesso audace.
Nell’adolescente avviene un lavoro evolutivo complesso, fatto di separazione e vicinanza insieme, di bisogno di autonomia e bisogno di protezione, di desiderio di capire chi si è e, nello stesso tempo, di provare a intuire che cosa vogliono gli altri.
Dietro a questo lavoro, di solito, succedono alcune cose che stordiscono: le emozioni arrivano prima, e quando arrivano spesso occupano più spazio, come se avessero un volume più alto del solito.
Nel frattempo il gruppo dei pari diventa un riferimento primario: a volte sostiene e protegge, a volte ferisce e mette in crisi, ma quasi sempre fa da specchio, perché è lì che si cerca conferma e riconoscimento.
Anche il corpo e i ritmi quotidiani si riorganizzano, e questo si sente soprattutto nel sonno: spesso la sera c’è una resistenza sorprendente, come se spegnersi fosse difficile, mentre la mattina arriva una stanchezza più pesante, che può sembrare incomprensibile.
Insieme a tutto questo cresce la spinta a cercare esperienze nuove, più intense, più “vere”: non per complicarsi la vita, ma per sentirsi vivi, per sentire che si conta, per trovare un posto nel mondo che somigli davvero a sé stessi.
CARATTERISTICHE
- Corpo che cambia: la pubertà porta nuove sensazioni e vulnerabilità, nuove domande sull’immagine di sé.
Un corpo che sembra “troppo” o, al contrario, “non ancora” completo. - Intensità delle emozioni: la rabbia arriva rapidamente, la tristezza può essere profondissima, l’entusiasmo è travolgente.
In adolescenza le emozioni possono mostrarsi in modo teatrale, ma con un’intensità reale, difficile da regolare. - Centralità dello sguardo dell’altro: il giudizio, reale o immaginato, pesa moltissimo.
Il confronto con i pari, la reputazione, l’appartenenza a un certo contesto diventano centrali. - Messa alla prova di confini e regole: si mettono in discussione norme e autorità.
Non è solo opposizione: è anche un tentativo di capire fin dove si può arrivare, per costruire criteri propri. - Identità in costruzione: valori, idee, gusti, legami.
Si prova, si cambia, si oscilla. L’adolescenza come laboratorio: il contrario di una conclusione definitiva. - La mente che si espande: il pensiero astratto cresce e con questo si può immaginare un futuro, ma è ancora acerbo e nel contempo cresce anche la tendenza a rimuginare e a leggere tutto in modo più ideologico.
COSA SUCCEDE
Il cervello attraversa una grande riorganizzazione. Non è solo una questione di ormoni: è un cambio di assetto dei sistemi neurologici che regolano emozioni, motivazione, attenzione e controllo.
In termini più semplici, le parti più reattive ed emotive, e quelle orientate alla ricompensa e al riconoscimento, diventano particolarmente “sensibili”, mentre le funzioni di controllo, pianificazione e regolazione (legate soprattutto alla maturazione delle aree prefrontali) non sono ancora del tutto complete.
Sembra che ci sia tutto, ma la mente è ancora in costruzione.
Questo non significa che la paura “non ci sia”: la paura c’è, eccome.
È che, in certi momenti, non fa da freno quanto farebbe in un'età più matura, perché la spinta alla ricompensa, l’intensità emotiva e il peso del contesto sociale possono prendere il sopravvento.
Nel contempo cambia anche il mondo sociale. Si sposta il baricentro: la famiglia resta importante, ma non è più il centro di tutto.
I pari diventano il territorio di esplorazione decisivo per il riconoscimento e la definizione di sé.
In questa fase è del tutto normale cercare unicità, visibilità e appartenenza.
Alcune scelte, specie quelle provocatorie, non sono fatte solo per incoscienza, ma come tentativo di dire: “io sono, io esisto”, di misurarsi col gruppo e di separarsi dal ruolo del bambino.
Anche il riposo si modifica, i ritmi cambiano, possono slittare, e diventare molto più vulnerabili allo stress sociale e scolastico, che comincia a farsi avanti in modo più marcato.
Se si dorme peggio o meno, le emozioni diventano più difficili da reggere e la giornata diventa più faticosa del necessario.
Dagli adulti viene talvolta scambiato per pigrizia, ma spesso è un tentativo della mente di cercare un nuovo equilibrio.
Il risultato di questi cambiamenti è un periodo in cui convivono grandi fragilità e altrettante grandi potenzialità.
Da un lato ci sono le montagne russe emotive, l’urgenza, la sensibilità al giudizio, la spinta a sperimentare.
Dall’altro un’enorme plasticità: si impara in fretta, si costruiscono competenze nuove, si sviluppa creatività, si definiscono valori e direzioni.
E, sì, questa audacia può permettere passi e balzi avanti difficili da pensare in altre età.
È una fase in cui conta molto la qualità delle relazioni: adulti capaci, con confini chiari e presenza stabile, possono trasformare l’intensità in crescita.
È qui che spesso si raccoglie anche quanto si è seminato durante l’infanzia, ma non solo: è un’opportunità per l’adulto per mettersi in discussione.
Reggere l’urto dell’adolescenza, confrontarsi, trovare compromessi, rimanere fermi: un allenamento complesso, difficile, a tratti estenuante, ma assolutamente necessario per formare la personalità.
Spesso i genitori si sentono sconfortati per i comportamenti o gli atteggiamenti dei figli adolescenti.
Sebbene sia necessario non abbassare la guardia, è anche giusto, anzi essenziale, evitare di agganciarsi a giudizi assoluti e inappellabili.
Il periodo dell’adolescenza è un’attesa della fioritura: il problema è che spesso non sappiamo quando avverrà, ma nel momento in cui inizierà sarà inarrestabile.
Tutto sta nel cercare di reggere a sufficienza affinché questa avvenga.
L’obiettivo, infatti, non è farla passare in fretta, ma attraversarla con fiducia e sicurezza, in modo da permettere al ragazzo o alla ragazza di diventare più liberi, più competenti e più veri.
Se sei un adolescente e senti che questa fase ti sta “strappando” in direzioni opposte, oppure se sei un genitore e ti sembra di aver perso la bussola, può essere utile avere uno spazio per fare ordine.
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